S.O.S. non mi piace il nuovo tipo di blog tiscali!
Torno dalle ferie e trovo questa bella novita’!
Torno dalle ferie e trovo questa bella novita’!
Ieri, sulla soglia del bagno delle donne in un ristorante sulla spiaggia, mentre mi asciugavo le mani, un tizio si è affacciato e mi fa: ciao, posso conoscere il tuo nome? Ti ho notata sulla spiaggia e sei bellissima; ed io: sì, ma sono anche leggermente sposata; e lui: e che problema c’è? Anch’io lo sono!
A questo punto che gli dici ad uno così, volendo evitare il classico vaffa…?
Quella sera Lei era triste, di una tristezza così conosciuta e intima che quasi non la sentiva. Tuttavia all’improvviso la sentì addosso, come un pesante cappotto di lana in un giorno d’estate, e desiderò spogliarsene.
Come un automa uscì da quella maledetta casa e percorse il viale, appena illuminato dalla luna, fino all’ingresso principale del villaggio, fino alla fine dei suoi pensieri. L’aria fresca della notte le asciugava il sudore sulle spalle e sulle braccia nude, regalandole piacevoli brividi di freddo.
Una macchina passò lampeggiando e si fermò poco più avanti. Al suo interno un uomo la invitò in silenzio a salire e Lei in silenzio obbedì. Non una parola fu pronunciata, eppure nello sguardo di quello sconosciuto Lei capì tutto ciò che c’era da capire, colse tutto il senso di cui in quel momento aveva bisogno. La portò a casa sua, tenendola per mano con dolcezza ma,allo stesso tempo, con autorevlezza e incominciò a spogliarla con la stessa calma e concentrazione di chi sta per intraprendere un lavoro estremamente delicato in cui anche il più piccolo errore può rovinare tutto. Lei lo lasciò fare come se fosse stata la cosa più naturale del mondo trovarsi a casa di uno sconosciuto che cominciava ad appropriarsi del suo corpo.
Lei non seppe mai niente di Lui, nemmeno il suo nome, perchè tra loro non ci furono mai parole.
Era una casa molto carina…
Già, era davvero molto carina, piccola, con quel grazioso giardino e quella bassa staccionata che concludeva in un cancelletto altrettanto piccolo. Tutto in miniatura ma assai confortevole. Fosse stata di marzapane, cioccolato, canditi e quant’altro, si sarebbe potuto pensare alla casetta della strega nella favola di Hansel e Gretel, ma fino a tanto l’aspetto fiabesco non arrivava.
Tuttavia in quella casa viveva un orco, un orco strano perchè perennemente indeciso sul suo essere cattivo o buono. A volte era buono, bè forse dire buono è eccessivo, diciamo piuttosto umano, nell’accezione più ampia del termine, come quando si occupava con tenerezza dei tanti cani randagi che avevano preso possesso del suo giardino e che mi ricordavano la carica dei 101 per quanti erano( non sono mai riuscita a contarli tutti). Altre volte invece era davvero cattivo, secondo la migliore tradizione orchesca.
Mi innamorai subito di quella casa e dell’orco annesso, fu un amore assoluto a prima vista. Ogni volta mi avventuravo, come una sorta di cappuccetto rosso curiosa e temeraria, lungo il sentiero che conduceva a quel rifugio lasciando cadere sempre però delle briciole di pane, come pollicino, per poter ritrovare la strada del ritorno. E ogni volta sfidavo la sorte, nella speranza di trovare la versione buona dell’orco: in realtà volevo capire fino a che punto fosse cattivo, non bastandomi mai tutte le dimostrazioni della sua ferocia per convincermene.
All’interno la casa era sempre in penombra, entrando il passaggio brusco tra il forte bagliore del primo pomeriggio e l’oscurità mi procurava sempre una strana sensazione, come una sorta di passaggio in una dimensione irreale, io stessa mi sentivo sdoppiata e irreale. Per questo non ne ho una visione nitida, mi sfuggono i partcolari( ad es. il colore o il tipo di pavimento o i soggetti dei tanti quadri che pure ho guardato innumerevoli volte)come di un qualcosa non messo a fuoco.
D’altra parte luci ed ommbre hanno caratterizzato tutta questa storia, a cominciare dall’orco buono e cattivo e per finire a me, in bilico tra cenerentola e la sorella sconosciuta dei tre porcellini…Ma tant’è, quella casa, tra sogno e realtà, ha rappresentato qualcosa di importante perchè ogni volta mi sono sentita Alice nel paese delle meraviglie ed è stato come spiare, attraverso il buco di una serratura, un’altra possibile me stessa.
Ed ora ripenso spesso a quella casa molto carina e a quella strana favola che…forse…ho visuto.
Brancolo nel buio, non vedo niente, tutto nero intorno a me.
Procedo con le mani avanti, tastando ciò che mi circonda,
urto e inciambo in qualcosa, non so cosa e non mi interessa.
Voglio solo uscire di qui. Urlo ma nessun suono esce dalla
mia bocca. I miei passi sono lenti e faticosi, mi chiedo se sia
meglio continuare ad andare avanti o tornare indietro.
Mi sfioro il viso con le dita, ho paura di non esserci più,
di sparire in questo buio, in questo silenzio.
Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un pò, e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò…
Un altro natale è passato, un altro natale a segnare il nostro tempo,
altre luci colorate e intermittenti, intermittenti come i nostri momenti di allegria, noia, disperazione, smarrimennto…
Altri bagliori e finti buonismi che celano il nostro egoismo ma anche le nostre insicurezze, paure e solitudini.
L’anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va…
Buon anno e buona vita a tutti.
Credevo tu fossi la mia isola deserta,
la mia stanza segreta,
la mia oasi nel deserto.
Credevo tu fossi una boccata di ossigeno
nell’apnea della mia vita,
il mio eroe mascherato senza
macchia e senza paura.
Credevo tu fossi il mio principe azzurro e invece sei solo un principe
marrone…color cacca…
Un giorno ti ho baciato e indovina un pò in cosa ti sei trasformato?
Addio mio piccolo Dom.
Oggi te ne sei andato, travolto da un pirata della strada che,forse, non si è neppure accorto di aver troncato una vita, la tua. Avevo appena iniziato ad amare la tua discreta e tenera presenza, io inizialmente contraria avevo finito per cedere di fronte alla tua disarmante dolcezza e ai tuoi affettuosi miagolii. Senza accorgermene mi hai conquistato tutte le volte che ti strusciavi alle mie caviglie, tutte le volte che, nei miei momenti più neri, solo accarezzandoti riuscivo a stare meglio. Ed ora, proprio ora che avevo più bisogno di te, giaci inerme…lontano…Mi stavo preparando per portarti dal veterinario quando una stupida auto ha reso tutto inutile in una giornata già partita male, in un periodo triste della mia vita.
Addio mio piccolo amico,
addio mio piccolo Dom.
Era sera quando Eva arrivò alla stazione, una sera fredda e piovosa di fine novembre. Quel giorno le era sembrato lunghissimo ed ora passeggiava nervosamente, portando addosso tutto il peso dell’irreversibilità di ciò che aveva fatto e la confusa consapevolezza di aver varcato definitivamente il confine tra due esistenze.
Eva si guardava continuamente intorno, come se i tentacoli di quel che aveva lasciato potessero ancora afferrarla, rivendicare qualcosa, pretendere la sua presenza. Quando arrivava quel treno? Solo una volta partita avrebbe, forse, potuto calmarsi e mettere ordine nei suoi pensieri che ora giravano in un vortice ossessivo.
Aveva ancora la pistola nella borsa, doveva liberarsene. Ma come? Quando?
Ripercorse con la mente quella interminabile giornata, fin dall’inizio, fin dal momento in cui era ancora tutto normale. Tuttavia, a ripensarci era davvero tutto normale? No, quell’epilogo le appariva adesso inevitabile, l’unico possibile. Quella mattina nulla lasciava presagire quel che sarebbe successo. Dopo aver preparato i bambini per la scuola, fatto la solita ginnastica nella sua piccola palestra in veranda, c’era stata quella telefonata e la decisione improvvisa quanto ineluttabile.
Doveva far sparire quel’uomo, annullando con lui gli ultimi infernali quattro anni, per redimersi, per azzerare tutti i suoi peccati. Strano: uccidere per redimersi, ma è così che in quel momento vedeva le cose. Sapeva dove il marito teneva la pistola e così la prese e si recò all’appuntamento. I suoi ricordi erano confusi, prevaleva solo l’immagine del suo corpo riverso a terra in un lago di sangue: un lago di sangue in cui si materializzavano tutti i tormenti e i sensi di colpa per ciò che quell’uomo le aveva fatto fare, trascinandola nel baratro più profondo. Quell’ultima immagine si alternava e sovrapponeva a quella del suo sorriso tagliente e sarcastico. Non percepiva ancora la reale gravità della situazione ma piuttosto un senso di liberazione. Non c’era più, poteva smettere di pensare a lui, si era liberata dal suo dominio assoluto.
Finalmente il treno arrivò. Eva si sedette in uno scompartimento vuoto, vuoto come la sua mente, e incominciò a rilassarsi cullata dal movimento del treno, dolce e rassicurante come una ninna nanna. Lo sguardo perso nel nero della notte, al di là del finestrino, interrotto solo dal riflesso della luce all’interno, quasi a sottolineare la presenza di due mondi, nessuno dei quali reale,e lei, in bilico tra essi, si assopì. Un sussulto, uno scossone la strappò a quel sonno inopportuno e senza sogni.A quella fermata salì una coppia di anziani che si sedette di fronte a lei. La donna la fissava con sguardo severo e accusatorio: cosa ci faceva lì a quell’ora? Dove aveva lasciato i bambini? Pensò a sua madre.
Si face coraggio e, tremando accese il telefonino che subitò segnalò le telefonate perse. Le scorse tutte, le tante del marito e delle madre e, con un tuffo al cuore, la più recente corrispondente al numero dell’uomo la cui immagine le riapparve beffarda davanti agli occhi. In quell’istante comprese che non si sarebbe mai liberata di lui, non avrebbe mai potuto distruggerlo senza distruggere se stessa.
Aprì la borsa e con la mano accarezzò, al suo interno, la pistola gelida mentre, con una calma e una serenità che da tempo non provava, capì quale fosse la sua unica via di fuga.
Qualche giorno fa ho ricevuto una misteriosa e itrigante cartolina da Budapest.
Misteriosa perchè anonima, intrigante per la frase contenuta, semplice ma ad effetto: questa città è come te…bella e lontana…
Confesso che mi ha molto lusingato e sono subito partita con la mente ad immaginare e a fantasticare sulla cosa. Ho anche verificato se qualcuno tra i miei conoscenti fosse andato in Ungheria ma pare propio di no.
Che resti per sempre un mistero? Noooo, sarebbe troppo crudele!